- Reportage dell'Inaugurazione del pozzo a Wora-Atle (Etiopia)
- Dati del Progetto del Pozzo di Wora-Atle (Etiopia)


Un'esperienza indimenticabile

Dovrei raccontare le mie emozioni, ma credo che il filmato spieghi perfettamente il significato di un'esperienza indimenticabile. Riferire lo stato d'animo che mi ha inondato l'anima con l'impeto di un uragano, oppure descrivere la profondità dello sguardo di tanti bambini, potrebbero risultare inverosimili, perché mai si può narrare di una vicenda vissuta come il sogno di una notte troppo breve. Per cui, lascio la libertà ad ognuno di emozionarsi attraverso le immagini che, sapientemente, sono state montate e che hanno il potere di dare voce a mille identità che abbiamo il difetto di considerare, in via superficiale, come un unico popolo.
Esprimere una sensazione forte, paragonandola ad un sogno, potrebbe avere l'effetto di un concetto ingigantito dalla retorica. Raccontare un'esperienza, riempiendola di sentimento, potrebbe apparire la descrizione per davvero di un sogno che nella notte ti ha condotto in un mondo fatato, ma che nella sostanza non lo è.
Quale presidente della mia Associazione, mai avrei potuto predire che un giorno avrei raccontato un'avventura così profondamente umana che mi ha scosso e toccato laggiù nel cuore dove solo pochi sentimenti riescono ad arrivare. E così, tutto appare lontano, quasi offuscato dalla nebbia di un lungo viale. Flash, immagini che dalla memoria riaffiorano e continuano ad emozionarmi con una forza sempre più prorompente.
Nacque da così lontano l'idea di un progetto troppo complesso e difficile. Claudio Maneri, dell'Associazione Butterfly, in quell'incontro presso la seda della nostra Associazione mi rincuorava, confidandomi che con l'impegno ce l'avremmo fatta. Realizzare un pozzo d'acqua in Africa, visto da quella umana circostanza, era un traguardo assurdo e difficile, un impegno che richiedeva costanza, dedizione ... tempo ... risorse. Quel tempo, che ahimé, oggigiorno ci siamo abituati a considerare sempre troppo scarso. Risorse che è giusto appellare con il vero significato: denaro. " Dove si possono trovare tanti soldi contenuti in un'idea istintiva?" Così nel ricordo sfumato riecheggia il dubbio: "quand'è che possiamo dire di aver iniziato questa missione?". Non saprei mai rispondere, perché tutto sembra che sia nato dal nulla. Da una parola, da uno sguardo fiducioso di un associato che si propagava fino ad essermi sentita accalorata dagli sguardi fiduciosi e pieni di speranza di tutti gli associati. Chissà era un giorno qualunque quando abbiamo iniziato a prendere in considerazione la fattibilità di questo progetto che restava, ad ogni modo, più grande di noi. Chissà, non era un giorno qualunque perché, da così lontano, in Etiopia aspettavano da decenni questo stesso giorno, lo stesso che era stato invocato da una predizione.
Rivisitare tutte queste situazioni ora che il Nostro Pozzo d'Acqua Potabile è stato realizzato è un lampo. La prima preoccupazione, come potrà essere naturale, fu quella di reperire i fondi necessari. Iniziammo a provarci quasi timidamente e spauriti, ma nell'intimo avevamo insita la determinazione. L'Associazione Il Girasole è sempre molto attiva e, attraverso alcune manifestazioni, iniziarono ad arrivare i primi sostanziali profitti. Sicuramente non smetterò mai di ringraziare quanti hanno incrociato il nostro cammino ed hanno lasciato un ricordo e un segno più che tangibile. Nulla poteva essere realizzato se non avessimo incontrato la solidarietà di tanta gente che ci ha sostenuto, soprattutto dandoci la forza di non smettere mai di crederci. Le due Lotterie Natalizie di Beneficenza hanno dato il sostegno determinante. Ancora Grazie anche a chi ci ha teso la mano acquistando pur un solo biglietto, ma noi sapevamo che eravamo alla ricerca di acqua nel sottosuolo africano e sapevamo a memoria che una sola goccia contiene un significato infinito di speranza.
A febbraio 2007 abbiamo poggiato la "nostra prima pietra". L'inizio dei lavori per la realizzazione del Pozzo d'Acqua era stato dato. Verso la fine di settembre dello stesso anno, l'entusiasmante notizia, scavando l'acqua era stata trovata. Tutto ciò per la debita sintesi di un lavoro che ci ha visti impegnati ogni giorno, tra ricerche di fondi e notizie che giungevano dall'Africa. Tutto questo come se stessimo seduti attorno ad un tavolo per un gioco, perché ciò che si può immaginare è sempre troppo distante dalla realtà.
Il Pozzo era pronto ed era necessario organizzare un viaggio per testimoniare dal vivo l'evento, era necessario assistere all'inaugurazione. La guerra ha impedito che potessimo partire. Ci avevano rincuorato, il viaggio era stato solo rimandato. Ma dopo tanta trepidazione, persino la più serena promessa appariva menzognera. Chissà non avremmo mai visto il nostro lavoro realizzato, mai avremmo potuto renderci conto di quanto possa essere grande un'opera di tale portata. Le idee viste dal tavolo di casa, discorrendo e ipotizzando, non possono mai avere un quadro corrispondente.
A marzo giunse la notizia che potevamo intraprendere il viaggio verso l'Etiopia. Quelle idee intavolate sul tavolo della nostra quotidianità stavano per essere ribaltate. Abituati ai nostri consueti spostamenti ci siamo trovati di fronte ad una realtà incredibile dove per raggiungere un luogo necessitano ore ed ore di viaggio, tra strade inesistenti e polvere di sabbia. La stessa realizzazione del pozzo aveva un algoritmo più complesso, una sorta di procedura burocratica che attraversa organi e persone dedite al volontariato. Chissà, in quel momento avrò capito che se in me c'era un umano dubbio, immediatamente veniva dissipato. Conoscemmo il Segretario Cattolico del Tigray, un abitante del luogo che ha il compito di vagliare e monitorare le esigenze più impellenti, attraverso l'individuazione delle zone di forte necessità idrica. L'informazione viene passata al VIS ( Volontariato Internazionale dello Sviluppo ) che predispone le procedure necessarie per la realizzazione del pozzo. In pratica contatta le organizzazioni umanitarie che hanno la possibilità di finanziare l'intervento. Detta così sembrerebbe una procedura snella. Detta dalla parte di chi si prodiga rappresenta costantemente un muro quotidiano troppo alto da valicare.
Giovanna ed Axel sono una coppia di sposi di Venezia che hanno rappresentato, nella nostra circostanza, i delegati VIS.
Giovanna ed Axel sono persone che si sono trasferite in Etiopia, insieme al loro piccolo figlio, per uno scopo di vita esclusivamente umanitario.
Giovanna ed Axel adesso sono due Grandi Amici che abbiamo avuto il privilegio di conoscere.
Un pozzo d'acqua potabile rappresenta immediatamente un patrimonio da tutelare, custodire e soprattutto da "venerare". Per questo rimasi estremamente colpita nell'accorgermi che intorno a quanto avevamo realizzato c'è un'organizzazione che ne tutela l'integrità e l'efficienza. Il pozzo viene sempre recintato con un cancello chiuso a chiave. Viene tenuto sotto sorveglianza dagli abitanti del posto notte e giorno. Il pozzo necessita di una periodica manutenzione. Infatti, alcuni rappresentanti del villaggio vengono nominati responsabili dell'impianto e sono tenuti a seguire i corsi necessari per la cura, l'igiene e la durata nel tempo del prezioso monumento di vita.
Tra lunghi tempi di trasferte e il coprifuoco della guerra, abbiamo inaugurato tre pozzi in tre villaggi diversi. Oltre al nostro di Wora-Atle abbiamo presieduto all'apertura degli impianti di Endalgheda e Addi Ghiddam realizzati grazie all'impegno di Don Sergio Messina che nella circostanza non è riuscito ad essere presente. Momenti di festa, manifestazioni di giubilo ci hanno accolto in un'umana commozione che ha inciso, in poche ore, un solco profondo nella memoria di tutti. La contraddizione era tutta contenuta tra il nostro eccessivo consumismo e la necessità di quella semplice acqua che fuoriusciva dal pozzo. La festa era per l'acqua che sgorgava dall'azione di una pompa. Semplice acqua potabile che rappresenta un fonte ineluttabile di vita, che in quel popolo ha un valore immenso paragonabile esattamente alla vita.
Due momenti hanno colmato l'emozione fino a non riuscire a contenerla. La visita all'orfanotrofio di Suor Marta, purtroppo una struttura totalmente priva di acqua potabile, verso la quale urgono immediati interventi di solidarietà. Il discorso di un capo villaggio che ha narrato la profezia di Padre Joan, un sacerdote che sul finire della sua vita terrena aveva predetto loro che un giorno sarebbero arrivati degli stranieri a portare acqua e i loro figli non sarebbero più morti per le inevitabili malattie. Per tanti anni hanno guardato il cielo, quasi fosse stata la premonizione di un "Diluvio Universale". Per tanti anni hanno atteso una carovana di cisterne o un essere soprannaturale. Non potevano mai immaginare che l'acqua fosse lì, sotto i piedi, e mai avrebbero potuto immaginare che ad inaugurare quel pozzo venisse una donna che ha solo un grande amore di carità cristiana.
Grazie ancora a tutti per avermi sostenuto in questa meravigliosa vittoria.
Francesca